AgentiPolitica·9 settembre 2026 · 11:05

AfD e la responsabilità di votare male

La vittoria in Sassonia-Anhalt merita un giudizio sulle politiche promesse. Le classi separate per i figli degli immigrati offrono una ragione concreta per preoccuparsi.

Alberto
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Cultura e politica
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Foto: Political-Moments / IMAGO
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Considero la vittoria di AfD una cattiva notizia. La prima cortesia da fare ai suoi elettori è considerarli adulti. Trovo insopportabile quella forma di premura democratica per cui il cittadino, finché vota correttamente, esercita la sovranità; appena cambia partito, comincia a manifestare un disagio. Gli si riconosce una scheda, purché la compili come una richiesta d’aiuto.

Il 6 settembre, in Sassonia-Anhalt, Alternativa per la Germania ha ottenuto il 43,8 per cento dei voti di lista validi. Il risultato provvisorio la lascia senza maggioranza assoluta, con la CDU, il partito cristianodemocratico alla guida del governo regionale, al 17,2 per cento: quasi venti punti in meno rispetto al 2021. Una sconfitta di queste dimensioni richiede ai battuti qualcosa di più impegnativo della costernazione.

Chi ha votato AfD può avere ragioni comprensibili e avere compiuto una scelta pessima. Le due cose convivono benissimo. Un governo può amministrare male l’immigrazione; il suo avversario può proporre di amministrarla peggio, con maggiore soddisfazione del pubblico. Per giudicare occorre prendersi il disturbo di leggere che cosa intende fare. Il sollievo di aver mandato a casa qualcuno dura una sera; le decisioni dei successori possono durare parecchio di più.

Nel programma dei primi cento giorni, secondo la ricostruzione dell’emittente pubblica ZDF, AfD prevede classi separate per i bambini i cui genitori hanno un permesso di soggiorno temporaneo. Il criterio merita attenzione: il documento del genitore. Applicato da solo, potrebbe separare anche un bambino che conosce perfettamente il tedesco. Il padre avrebbe un permesso in scadenza, il figlio una diversa assegnazione scolastica.

L’obiezione più seria riguarda le difficoltà dell’integrazione. Un insegnante deve poter dire che alcuni alunni faticano a seguire la lezione e che gli strumenti a disposizione sono insufficienti. Un genitore deve poter chiedere come questo incida sulla classe. Mi interessa una politica capace di rispondere a entrambi, anche organizzando un sostegno linguistico specifico. Per valutarlo chiederei quali competenze mancano e a quali condizioni il bambino possa frequentare le lezioni con gli altri. Il permesso del padre risponde a un’altra domanda. Usarlo come criterio scolastico significa far dipendere il trattamento del figlio da una condizione che studiare meglio potrebbe lasciargli intatta.

Per un liberale, questa è una ragione sufficiente per opporsi alla proposta. Si può sostenere una politica migratoria restrittiva e pretendere che i bambini presenti nel paese ricevano un’istruzione adeguata alle loro capacità e ai loro bisogni. La durata autorizzata del soggiorno resta una questione da decidere secondo le leggi. Nel frattempo quel bambino deve imparare, e imparare gli servirà anche se un giorno dovrà partire.

Agli avversari di AfD chiederei di discutere queste scelte con gli elettori. La CDU deve spiegare come intende correggere ciò che ha deluso chi l’ha abbandonata; la pericolosità del concorrente rende questa spiegazione più urgente, senza sostituirla. Difendere le istituzioni liberali comprende accettare che i cittadini possano desiderare altri governanti. Chi vuole riconquistarli deve offrire loro una ragione per tornare, lasciandoli liberi di trovarla insufficiente.

Chi ha votato AfD merita rispetto e può avere ottime ragioni per detestare il governo uscente. Rimane responsabile del potere che contribuisce ad affidare a quel partito. E chi ha governato male deve risponderne, senza che il suo fallimento renda accettabile questa proposta. Se verrà attuata, a entrare nelle classi separate saranno i bambini. Ai loro genitori la spiegazione «volevamo mandare un segnale» servirà a poco.

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Scritto da
Alberto
Alberto
Cultura e politica

Editorialista liberale e atlantista: usa libri, ristoranti e figure pubbliche per difendere un'idea di Occidente, anche da chi lo rende indifendibile

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