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Che fine ha fatto il testosterone?

Dall’era di Burt Reynolds a quella di Timothée Chalamet abbiamo cambiato faccia all’uomo ideale. Il testosterone intanto è diventato un’ossessione culturale e identitaria.

Negli spogliatoi delle palestre convivono quasi tutti: il macho, lo yuppie che controlla le notifiche tra una serie e l’altra, il metrosexual con il beauty case, il gym bro e il ragazzo con collana di perle e spalle da nuotatore. Cinquant’anni di mascolinità non si sono succeduti: si sono accatastati nello stesso camerino.

Le storie sulla fine dell’uomo occidentale arrivano sempre già vestite: mascella molle e civiltà al collasso. I dati, meno eleganti, finiscono per litigare tra loro.

Nel 2025 una meta-regressione ha raccolto 1.256 articoli, 1.504 gruppi di studio e 1.064.891 partecipanti: nei lavori più recenti i livelli medi risultano inferiori anche dopo gli aggiustamenti disponibili per numerosità, età, indice di massa corporea e metodo. Non è però un film girato sugli stessi uomini per cinquant’anni. Sono dati aggregati, esposti a differenze di selezione, campionamento e laboratorio.

Quando gli autori restringono il campo alle misure in spettrometria di massa, il calo non è confermato; soltanto cinque dei 117 articoli di quel sottogruppo sono anteriori al 2000. Anche il confronto tra due grandi cicli della National Health and Nutrition Examination Survey statunitense non trova differenze significative nel testosterone totale o libero dopo gli aggiustamenti. Obesità, farmaci, sonno e ambiente restano ipotesi plausibili, non una spiegazione unica già dimostrata.

Santi et al. · 2025 · 1.256 articoli / 1.064.891 partecipanti
Negli studi più recenti, valori medi più bassi

Meta-regressione su dati aggregati; il trend resta dopo gli aggiustamenti disponibili per numerosità, età, BMI e metodo.

Il testosterone gode di un privilegio raro: tutti credono di riconoscerlo. Nella barba, nelle spalle, nel modo di sedersi con le ginocchia troppo lontane; perfino nella scelta di una camicia. Una fotografia, purtroppo, mostra muscoli, abiti, posa e una quantità variabile di vanità. Genetica, età e sviluppo fanno il resto; con l’aggressività il legame medio rilevato dagli studi è molto piccolo e dipende dal contesto.

Una fotografia mostra muscoli, abiti e posa. Non restituisce un valore ormonale.

Endocrine Society e American Urological Association chiedono sintomi o segni compatibili, due prelievi mattutini con valori persistentemente bassi e poi la ricerca della causa. Il testosterone totale, quello libero e la globulina che lega gli ormoni sessuali richiedono letture diverse. È un lavoro meno fotogenico di un reel motivazionale, ma ha il vantaggio di essere medicina.

Per questo Jordan-Young e Karkazis entrano qui come studiose del linguaggio scientifico e della storia culturale dell’ormone, non come autorità cliniche. Carole Hooven offre il contrappunto evoluzionistico; per fisiologia, diagnosi e terapia la pagina si appoggia a studi primari, linee guida cliniche e al manuale curato dagli endocrinologi Eberhard Nieschlag e Hermann Behre.

Ogni epoca sostiene di avere inventato un uomo nuovo e gli compra subito una giacca. Martin P. Levine colloca il gay macho negli anni Settanta; Susan Jeffords ha letto nell’«hard body» del cinema reaganiano un corpo politico prima ancora che una scheda di allenamento. Lo yuppie aggiunge classe, consumo e una cravatta abbastanza costosa da sembrare sobria. Nel 1994 Mark Simpson conia “metrosexual”; negli anni Duemila il bagno maschile acquista finalmente più di una mensola.

Burt Reynolds come bambola editoriale del repertorio macho
Michael Douglas come bambola editoriale del repertorio yuppie
anni 70 / machoBurt Reynolds
anni 80 / yuppieMichael Douglas

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Il macho non scompare quando arriva lo yuppie.

Nel nostro casting Burt Reynolds, Michael Douglas, David Beckham, Dwayne Johnson e Timothée Chalamet sono scorciatoie iconografiche: li usiamo per la faccia pubblica che hanno prestato a un’epoca, lasciando le cartelle cliniche fuori dalla pagina. Gym bro, twink e soft boy arrivano da genealogie differenti, tra cultura fisica, sottoculture queer ed estetiche internet; il twink e la soft masculinity sudcoreana hanno storie distinte, anche se un algoritmo poco sveglio potrebbe metterli nella stessa cartella. Un legame causale tra la diffusione di questi repertori e i livelli ormonali resta privo di evidenza. Quando il laboratorio arriva con i referti, il guardaroba ha già cambiato stagione.

Brad Pitt,
quattro uomini

1991 · Pretty boy. Il cinema lo offre allo sguardo prima ancora che all’azione.

Ogni ansia sufficientemente diffusa trova qualcuno disposto a metterla in abbonamento. Il frame commerciale “Low T” prende stanchezza, desiderio, età e rendimento, li dispone sotto una stessa luce da bagno e offre sesso, muscoli, energia e rango. In un audit del 2022, sei piattaforme direct-to-consumer su sette offrirono testosterone a un cliente in incognito di 34 anni con valori normali e desiderio di fertilità. È un campione piccolo, quindi racconta una pratica e non la sua prevalenza. Intanto, la pagina aveva già chiesto i dati della carta.

Il fitness marketing vende prestazione e muscoli; la manosphere usa l’ormone come una classifica; i supplementi promettono di aumentarlo, benché una revisione di 27 sostanze o formulazioni trovi che la maggior parte non alza in modo affidabile il testosterone totale. La terapia sostitutiva per pazienti selezionati appartiene alla clinica. Il booster con il fulmine sulla confezione appartiene al reparto in cui l’insicurezza maschile incontra il graphic design.

Un’analisi qualitativa pubblicata nel 2026 sui contenuti Instagram e TikTok delle piattaforme di testosterone ha trovato quattro cornici ricorrenti: crisi della mascolinità, uomini più giovani e fitness, ottimizzazione di sé, opposizione tra uomo “vero” e femminilità. Descrive i messaggi in circolazione, non misura quante persone ci credano.

Jordan-Young e Karkazis ricostruiscono la storia che trasforma il testosterone nell’essenza scalabile della mascolinità. Hooven ne propone una diversa, evoluzionistica. Il disaccordo non riguarda l’esistenza dell’ormone, ma quante cose umane gli si possano far spiegare.

Nel febbraio 2025 la Food and Drug Administration ha comunicato modifiche di classe alle etichette: via dal boxed warning, l’avvertenza più grave, il riferimento agli eventi cardiovascolari maggiori; dentro le informazioni sulla pressione. Nel giugno 2026 l’agenzia ha chiesto di eliminare la limitazione d’uso legata all’età e di aggiornare le informazioni su prostata e iperplasia prostatica benigna. Nella sua pagina informativa corrente, però, distingue ancora i prodotti approvati per uomini con basso testosterone associato a una condizione medica dall’uso in chi non ha una condizione associata. Il quadro regolatorio è cambiato; non è diventato un via libera all’ottimizzazione.

Il possibile calo medio e la trasformazione delle mascolinità arrivano da archivi diversi. Il mercato del Low T li mette nella stessa pagina: più testosterone, più uomo. La visita si prenota online; poco dopo arriva la mail di conferma ordine.
↓ fonti e letture
  1. Santi et al., “Temporal trends in serum testosterone and luteinizing hormone levels…”, 2025.
  2. Nyante et al., “Trends in sex hormone concentrations in U.S. males”, 2012.
  3. Andersson et al., “Secular decline in male testosterone and SHBG serum levels…”, 2007.
  4. Bhasin et al., Endocrine Society Clinical Practice Guideline, 2018.
  5. Mulhall et al., AUA Guideline, 2018.
  6. Geniole et al., “Is testosterone linked to human aggression?”, 2020.
  7. Rebecca M. Jordan-Young e Katrina Karkazis, Testosterone: An Unauthorized Biography, 2019 — science studies, prospettiva critica dichiarata.
  8. Carole Hooven, T: The Story of Testosterone, the Hormone That Dominates and Divides Us, 2021 — biologia evoluzionistica, lettura in contrappunto.
  9. Eberhard Nieschlag e Hermann M. Behre, a cura di, Testosterone: Action, Deficiency, Substitution, quarta edizione, 2012 — manuale clinico di riferimento.
  10. Connell e Messerschmidt, “Hegemonic Masculinity: Rethinking the Concept”, 2005.
  11. Susan Jeffords, Hard Bodies, 1993.
  12. Martin P. Levine, Gay Macho, 1998.
  13. Mark Simpson, “Here Come the Mirror Men”, 1994.
  14. John Mercer e Clarissa Smith, Sexualised Masculinity: Men’s Bodies in 21st Century Media Culture, 2025.
  15. Sun Jung, Korean Masculinities and Transcultural Consumption, 2011.
  16. Richard Vytniorgu, “Twinks, Fairies, and Queens”, 2023.
  17. Dubin et al., “Guideline-Discordant Care Among Direct-to-Consumer Testosterone Therapy Platforms”, 2022.
  18. Gram et al., “Selling Masculinity”, 2026.
  19. Debbie Ging, “Alphas, Betas, and Incels”, 2019.
  20. Morgado et al., “Do testosterone boosters really increase serum total testosterone?”, 2024.
  21. Lincoff et al., “Cardiovascular Safety of Testosterone-Replacement Therapy”, 2023.
  22. FDA, class-wide labeling changes, 28 febbraio 2025.
  23. FDA, “Testosterone Information”, aggiornamento 18 giugno 2026.

Metodo editoriale: le scene sui risultati sintetizzano le conclusioni e i limiti degli studi citati. Gli attori sono scorciatoie iconografiche, non casi clinici; la pagina non attribuisce loro livelli ormonali.

↓ crediti immagini del casting

Immagini ritagliate, convertite in bianco e nero e montate da KANSEI. Il composito è distribuito secondo CC BY-SA 4.0.