Monique Barbut ha scritto che non esistevano più le condizioni perché rimanesse ministra francese della Transizione ecologica. Poche ore dopo ha presentato le dimissioni a Emmanuel Macron. Il presidente non le ha accettate e Barbut ha deciso di restare al proprio posto.
La rottura era nata dall’approvazione di una legge agricola che permette all’agenzia sanitaria francese di autorizzare eccezionalmente l’uso di acetamiprid e flupyradifurone. I due pesticidi, ammessi dalle regole europee ma vietati in Francia, potranno essere impiegati per alcune coltivazioni in difficoltà, tra cui barbabietole da zucchero, mele, nocciole e ciliegie. Gli scienziati hanno sollevato preoccupazioni per gli effetti sugli impollinatori; l’acetamiprid era stato vietato in Francia anche per il suo ruolo nel danneggiare api e altri insetti.
Barbut sosteneva che il testo violasse il principio di precauzione e aveva definito la sua approvazione una sconfitta ambientale di troppo. Dopo l’incontro con Macron e con il primo ministro Sébastien Lecornu, ha però ottenuto rassicurazioni su altri dossier: adattamento climatico, riduzione del cadmio negli alimenti e controllo dei PFAS. Governo e ministra hanno così concordato di restare in disaccordo sulla legge.
Barbut continua a opporsi alla reintroduzione dei pesticidi, ma ha concluso di poter incidere maggiormente restando nell’esecutivo. Nel giro di poche ore è quindi passata dall’annuncio delle dimissioni alla riunione del Consiglio dei ministri.
Macron non può obbligare formalmente una ministra a continuare contro la propria volontà. Può però rifiutare il gesto politico con cui lei chiede di andarsene. Barbut ha provato a lasciare il governo per proteggere le api e alla fine è rimasta per provare a proteggerle dall’interno.



