Issue 001maggio 2026
Il senso delle cose
Niente di personale
Human LayerSocietàgiugno 2026

La scomparsa delle facce

Attori e panettieri, politici e presentatori tv hanno tutti la stessa faccia, ritoccata, botoxata, anonimizzata

Manuel Peruzzo
Manuel Peruzzo
Direttore editoriale
La scomparsa delle facce

Come tutti, non somiglio affatto alle foto che mi faccio. Non somiglio neppure all’illustrazione della foto profilo che uso qui sopra, che in teoria dovrebbe somigliarmi. Del resto non faccio un lavoro in cui l’immagine serva: se vuoi leggermi non è perché ricordo Brad Pitt, e se non vuoi leggermi temo non dipenda dal fatto che non gli somiglio.

Il problema non è più somigliare a se stessi. È somigliare alla propria versione pubblicabile.

Apro un social qualsiasi e vedo la presentatrice più vecchia di un sarcofago che non riesce più a chiudere gli occhi per quanto è tirata, l’influencer americano che dopo essersi rifatto il naso programma i denti, poi le orecchie, poi non so cos'altro; vedo Shakira ai Mondiali e leggo gente convinta che non sia Shakira, perché non assomiglia abbastanza all’immagine mentale che si era fatta guardando il suo profilo instagram. È uno shock sconvolgente scoprire che la gente a 50 anni non è come a 30.

Un amico mi dice che è allarmante il caso Clavicular, il tizio del looksmaxxing che passa dalle feste alla carrozzina d’ospedale, promette ai ventenni che raggiungeranno il successo con una mascella migliore e intanto si devasta la faccia per dimostrarlo. Probabilmente ha ragione (il mio amico, non il dismorfico). Clavicular è un problema. Solo che non sono sicuro sia il problema che crediamo.

Non sono più giovane e non mi lascio influenzare da uno che al diventare calvo o impotente sceglierebbe l'impotenza. E quando gli chiedono di valutare Jason Statham dice 8 su 10, pure se è calvo, e gli intervistatori cattivi ribattono: e a lui probabilmente funziona anche il cazzo. A rigore, è l'unica parte coerente e leggibile in senso generazionale: perché la generazione meno interessata al sesso della storia dovrebbe preferire un'erezione ai capelli? I capelli vengono molto meglio in foto.

Gli editorialisti hanno già pronta la diagnosi: emergenza dismorfia, una generazione di maschi che si specchia nel telefono, narcisismo di massa. Il problema di questi falsi narcisi è che non si sono mai piaciuti così poco.

Per decenni abbiamo trovato normale che le donne vivessero pronte a finire su Vogue anche solo per fare la panettiera: trucco, tacchi, tinta, extension, depilazione, filler, botox, dieta, skincare, chirurgia. Ora che gli uomini cominciano, e al posto delle tette si rifanno la mandibola, gridiamo all'inizio della fine. Forse lo è. Ma di sicuro è la fine di quel privilegio specifico che era poter girare sciatti e in ciabatte. L'ultimo vantaggio rimasto era non doverci truccare, ora che l'algoritmo mi propone trucchi da uomo non mi sento tanto bene.

Persino il cinema, che è costruito sulle facce, sembra aver smesso di crederci. Non è solo che non c’è più un Brad Pitt, un Tom Cruise, un Paul Newman, una Lauren Bacall, una Monica Vitti, una Nicole Kidman. È che nemmeno Nicole Kidman sembra più Nicole Kidman. Non è colpa (solo) della chirurgia estetica. Non voglio fare il moralista. Uno si rifà quanto vuole. Joan Rivers diceva che se non ti piaceva così rifatta è solo perché non l'avevi vista al naturale.

Non è che gli attori contemporanei siano brutti. Sono spesso più belli, più allenati, più curati, più simmetrici, più internazionali, più fotografabili di quelli di prima (a esclusione degli attori italiani: è una battaglia persa). È che sembrano meno necessari.

Mi direte che Chalamet è il nuovo DiCaprio. Eppure il vecchio divo generava il canone. Oggi invece all’attore si chiede di aderire all’immagine che lo precede, che nasce chissà in quale canale online, o in quale studio chirurgico. Finirà che non potremo più neppure dire che uno ha la faccia come il culo. E sarà rifatto pure quello.


Manuel Peruzzo
Manuel Peruzzo
Direttore editoriale