Lo scroll infinito è del 2006. Il designer Aza Raskin dice di averlo costruito per eliminare un clic: chi arrivava in fondo a una pagina di risultati non avrebbe più dovuto premere «avanti», il contenuto successivo si sarebbe caricato da solo. Era una soluzione di usabilità, e negli anni Raskin ha detto più volte di essersene pentito.
Quello che non aveva previsto era cosa sarebbe successo quando quella soluzione fosse entrata in un sistema economico fondato sul tempo passato davanti allo schermo. In un elenco di risultati, il clic rimosso era attrito. Dentro un feed ordinato per coinvolgimento svolgeva anche un'altra funzione: costringeva l'utente a decidere se continuare.
Vent'anni dopo, quella decisione scomparsa è arrivata in tribunale.
Il 18 agosto, in una corte federale di Oakland, è cominciato il processo contro Meta. La causa risale al 2023 e riunisce ventinove stati americani; a sostenerla in aula sono i legali di quattro, California, Colorado, Kentucky e New Jersey. L'accusa è di aver progettato Facebook e Instagram per trattenere i minori conoscendone i possibili effetti sulla salute mentale, di aver mentito al pubblico, e di aver raccolto dati di bambini sotto i 13 anni senza il consenso dei genitori richiesto dal COPPA.
Per la California, Megan O'Neill ha mostrato ai giurati un'email interna indirizzata ad Adam Mosseri, il responsabile di Instagram, in cui l'obiettivo era indicato come «teen time spent», il tempo passato dagli adolescenti. Ha citato dipendenti che in privato chiamavano Instagram una «droga» e se stessi «spacciatori». Il modello di business, ha detto, era agganciare gli utenti, tenerli il più a lungo possibile, raccoglierne i dati e nascondere la verità al pubblico.
Il compito degli stati sarà trasformare quelle parole in una catena di decisioni verificabile. Un'email infelice prova soltanto che qualcuno ha usato un certo linguaggio: per sostenere l'accusa servirà collegarla alle metriche scelte dall'azienda e alle funzioni introdotte.
Meta contesta questa ricostruzione. L'avvocato dell'azienda Paul Schmidt ha riconosciuto che in privato i dipendenti usano un linguaggio sciolto, ma ha negato che i prodotti siano costruiti per creare dipendenza: la ricerca disponibile, sostiene la difesa, non dimostra un rapporto causale chiaro. E il dipendente che ha chiamato Instagram una droga, ha aggiunto, i giurati lo ritroveranno più avanti mentre lavora a rendere l'app più sicura.
Qualcosa Meta l'ha già fatto. Dal settembre 2024 gli account per adolescenti nascono con una modalità notturna predefinita che silenzia le notifiche fra le 22 e le 7, e con un promemoria che dopo un'ora invita a chiudere l'app. Sono interventi reali. La disputa riguarda quando sono arrivati, e quanto pesino misure che l'azienda può ritirare quando vuole.
Che cosa succede quando un giudice interviene sul prodotto, Meta l'ha già visto. A marzo una giuria del New Mexico le ha imposto 375 milioni di dollari di sanzioni civili; il 6 agosto il giudice ne ha aggiunti 567 per un fondo di cura e prevenzione, portando il totale a 942 milioni.
Insieme ai soldi sono arrivate le modifiche: per cinque anni, sotto controllo del tribunale, niente conteggio dei like sotto i diciotto anni senza consenso dei genitori, notifiche sospese fra le 22 e le 7, uso limitato a novanta ore al mese. La sospensione notturna l'azienda la offriva già; il tetto orario e la rimozione dei like no. E nessuna delle tre, adesso, dipende più da lei. Meta ha annunciato ricorso. Fra i testimoni di quel processo c'era Aza Raskin.
Il procedimento di Oakland ha dimensioni maggiori. I legali di Meta hanno calcolato che, applicando la sanzione massima a ogni violazione contestata, il conto arriverebbe a 1.400 miliardi di dollari: una cifra prodotta dalla difesa per mostrare quanto sia fuori scala. In aula la California ha indicato 193 miliardi. Nessuna delle due è una condanna.
Le modifiche chieste dagli stati entrano nell'architettura del prodotto: via lo scroll infinito, l'autoplay, i filtri di bellezza e il conteggio dei like, più limiti di età e la cancellazione degli algoritmi addestrati sui dati dei minori. La differenza fra un segnale e una fine, Instagram la mostra già da sola: chi arriva in fondo ai post degli account che segue trova un avviso che gli dice di averli visti tutti, e sotto quell'avviso ricominciano i post suggeriti. Il segnale si aggiunge lasciando intatto il feed. Una fine cambia quante volte l'app può proporre un nuovo contenuto, e crea un'occasione in cui l'utente deve scegliere di restare.
A decidere non sarà la giuria. Gli otto giurati di Oakland esprimeranno un parere consultivo, e sarà la giudice Yvonne Gonzalez Rogers a stabilire se Meta è responsabile e quali cambiamenti ordinare. Il processo dovrebbe durare almeno sei settimane. Fra i testimoni sono attesi Mark Zuckerberg e Adam Mosseri.
La portata della decisione si misurerà confrontando l'interfaccia prima e dopo. Quanto tempo possa passare fra una sentenza e una schermata lo dice il ricorso annunciato in New Mexico. È su quella schermata, più che sulla cifra della multa, che si leggerà il risultato del processo.

