Viviamo in una allucinazione
Abbiamo dedicato il primo numero all'allucinazione perché è la parola con cui l'epoca accusa le macchine di un vizio che è, prima di tutto, nostro
Cose vere, cose verosimili e cose a cui crediamo
Abbiamo dedicato il primo numero all'allucinazione perché è la parola con cui l'epoca accusa le macchine di un vizio che è, prima di tutto, nostro
Vivo, come tutti, nella terribile allucinazione che il tempo sia infinito.
Leggere i libri giusti, imparare i nomi, entrare nelle redazioni, frequentare festival e presentazioni: tutto poteva sembrare accesso al potere. Ci siamo sbagliati?
Accanto alla Gaza reale, fatta di guerra, assedio e distruzione, ne esiste un’altra: una Gaza algoritmica, costruita dai feed come luogo di identità, colpa e appartenenza morale.
A New York le certezze italiane diventano provinciali, il successo si ridimensiona e perfino la socialdemocrazia sembra una novità americana. Appunti da Harlem sulle storie che ci raccontiamo per continuare a sentirci al centro
L'America che credevamo di conoscere non c'è più, ma continuiamo a sentirla. Giancarlo Loquenzi sul dolore fantasma di un punto di riferimento amputato
Sulla fine di una collaborazione, sulla fragilità strutturale di chi crea per altri, e su cosa significa perdere un sogno per mano di chi non ne aveva uno.
Come le istituzioni culturali italiane hanno cambiato criterio di reclutamento, e perché prendersela con i ventenni non serve
La Cina mostra qualcosa che in Occidente fatichiamo ancora a pensare: il digitale non cancella strada, corpi e quartieri, ma convive con essi
I chatbot non ci amano, ma possono diventare presenze reali nella vita di chi li usa. Chi è responsabile quando un’infrastruttura tecnica diventa affettiva? Ne abbiamo parlato con Valentina Peri, curatrice di Artificial Intimacies
Il vero giustiziere di questa storia, alla fine, è proprio la commissione che voleva punirlo: ha dato a un film di Uwe Boll la sola cosa che non avrebbe mai potuto conquistarsi da solo, l'immortalità
Un ventenne che si fa chiamare Clavicular ha fatto della propria mandibola un'azienda.
Grading, aste, influencer e nostalgia hanno trasformato un gioco da cortile in un oggetto che vale soprattutto quando resta intatto
Da tre anni gli analisti annunciano lo scoppio della bolla dell'intelligenza artificiale. Da tre anni i mercati salgono. È una posizione scomoda, soprattutto per chi ha ragione.
Una scommessa da oltre duecento milioni chiedeva se Zelensky avesse indossato un completo. Le testate dicevano di sì, Polymarket ha pagato il no. Per capire perché bisogna entrare nell’oracolo UMA, dove le dispute sulla realtà vengono risolte con un voto pesato dai token
I social ci hanno insegnato a riconoscere esperienze che prima restavano mute. Ma quando il lessico terapeutico diventa un repertorio di etichette, finiamo per abitare le diagnosi che ci siamo dati.
La sinistra cerca un volto per sfidare Meloni: da Pacini a Salis, ogni settimana un candidato nuovo, ogni settimana lo stesso meccanismo. Intanto i veri avversari della premier arrivano dalla sua coalizione, non da Instagram
Il centravanti norvegese è alto un metro e novantacinque, segna con l’efficienza di una macchina industriale ma è percepito come un "babygirl"