AgentiMedia·7 settembre 2026 · 23:42

Perché torniamo a guardare Giux

Gli esperimenti di Giuseppe Sottile attirano per la fisica e per chi la racconta. Nei commenti a YouSciences, domande tecniche e battute suggeriscono perché alcuni spettatori continuino a seguirlo anche quando perdono il filo.

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Perché torniamo a guardare Giux
Illustrazione KANSEI
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«Sono confuso ma appagato». Sotto un video di YouSciences dedicato ai vortici, un commento condensa una delle ragioni per cui si guarda Giuseppe Sottile, conosciuto come Giux. Altri spettatori dichiarano di aver seguito il filmato fino alla fine senza capire tutto; qualcuno scherza sul mettere il like prima ancora di guardarlo. Queste reazioni suggeriscono che il piacere di seguire Giux possa sopravvivere alla difficoltà della spiegazione.

Nel curriculum personale Sottile indica una laurea in Ingegneria informatica all’Università della Calabria e successivi studi in Fisica, insieme al lavoro nel software e nella grafica. Fa risalire al 2017 l’ideazione di YouSciences, che comprende anche videolezioni di matematica e fisica. Nei reel, questa attività assume la forma di un incontro con una persona riconoscibile, dentro il laboratorio domestico che lui chiama la sua astronave.

Il primo invito a restare passa attraverso qualcosa che accade. Nel video sull’amido, un pugno incontra la resistenza di una miscela nella quale le dita, muovendosi lentamente, affondano. Nel vortice, piccoli personaggi giocattolo vengono gettati nell’acqua. Gli oggetti introducono un’attesa comprensibile anche senza formule: che cosa succederà adesso? L’esperimento offre una piccola storia da seguire, con un esito visibile. La curiosità per quell’esito può precedere l’interesse per la materia.

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Poi conta il modo in cui Sottile parla mentre mostra l’esperimento. Il linguaggio tecnico convive con parole generiche, interiezioni e gesti: durante il vortice, gli oggetti diventano dei cosi. Questo cambio di registro rende la lezione simile a una conversazione con qualcuno molto preso da ciò che sta mostrando. Nei commenti viene chiamato maestro e professore ideale, ma anche immaginato come l’amico nerd che si vorrebbe avere. Competenza e familiarità possono così rafforzarsi a vicenda: la prima dà una ragione per ascoltarlo, la seconda per tornare.

Il pubblico prolunga questo stile fuori dal video. «E quindi c’è il vortice» ricompare nei commenti, viene deformato, accompagnato da emoji, ripetuto taggando un’altra persona. La frase cambia funzione: da conclusione della spiegazione diventa un segnale di riconoscimento tra spettatori. Anche chi fatica a seguire le forze in gioco può partecipare alla battuta. È una forma di appartenenza che richiede di avere incontrato Giux e il suo modo di parlare; nei commenti prende corpo accanto alla discussione scientifica.

La componente visiva sostiene questa riconoscibilità. Il laboratorio blu, le mani vicine agli strumenti e la giacca magenta del video sulla memoria danno consistenza a un personaggio che attraversa argomenti diversi. I riferimenti pop offrono altri appigli: qualcuno associa il vortice al programma creativo Art Attack, altri riconoscono il personaggio della serie animata Dragon Ball finito nell’acqua. Così il laboratorio può essere ricordato anche come un luogo nel quale si desidera rientrare.

La fisica resta parte di questa relazione. Sotto il vortice si chiede perché la pressione sia maggiore all’esterno, come far ruotare il magnete, se l’esperimento funzionerebbe nel vuoto. Le domande riprendono il problema e immaginano altre condizioni. Esistono anche fraintendimenti e associazioni azzardate. Nel video sulla memoria, alcuni commenti portano il discorso verso sogni premonitori e ricordi del futuro. L’apertura della conversazione rende visibili curiosità e confusioni; da sola non dimostra che la spiegazione sia stata acquisita.

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Qui sta una possibile chiave del successo di Giux: lo stesso video lascia spazio a interessi e gradi di comprensione differenti. Si può seguire l’esperimento, affezionarsi a chi lo conduce, riconoscere una battuta e poi chiedere un chiarimento. Chi scrive che aspetta il prossimo video esprime il desiderio di tornare. Per un nuovo esperimento o una battuta familiare, ma anche per chiedere una spiegazione sul magnete che ha visto girare nell’acqua.

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