Che le colpe dei padri non ricadano sui figli, per carità, a meno che non siano nepo baby.
Per quanto riguarda le colpe delle madri, o muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare Liza Minnelli.
Il nepo baby, che in tempi di accattonaggio moralista e anticapitalista è una categoria che va dal cugino del dottore a Leonardo Maria Del Vecchio, è il figlio sanissimo del privilegio, del capitalismo, del benessere.
Gli imperi crollano perché passano agli eredi: chi costruisce un impero di solito nasce un po’ in miseria, chi gli succede no, e quando viene a mancare l’istinto di sopravvivenza non sopravvive più nessuno.
Fatemi dire che gli ultimi anni li ho passati a leggere gente che mi dava dell’assassina — cosa che smentisco — e la conclusione che posso trarre da questo piccolo contributo personale è solo una: qualsiasi cosa tu dica o faccia, sarai sempre e solo il figlio di, nipote di, parente di.
La nostra è una società che ha barattato la responsabilità personale con l’identità, quindi non importa a nessuno chi tu sia, importa solo da dove vieni: secondo me, non una grande idea.
Le persone vivono di fantasie, ma le fantasie non sono fatti, e quello che sentite sulla difficoltà di vivere all’ombra di parenti ingombranti non è mai vero: uno può aver avuto solo genitori più o meno buoni, il resto lo fanno i soldi.
Ho letto pochi giorni fa di questa aspirante attrice, Sophia Maddox, sconvolta dallo scoprire di essere la nipote di Charles Manson — come non se ne sia accorta prima non lo so, visto che bastava guardarsi allo specchio —, sconvolta ma talmente sconvolta da girarci un documentario, un documentario dal titolo “My Grandfather Charles Manson”, che se anche uno non lo sapeva, adesso lo sa.
Che tu sia la nipote di Charles Manson o quella di Tippi Hedren, il risultato non cambia: anche se cambi cognome, lavoro, paese, vuoi che si sappia in giro.
L’ultima moda del nepo baby è quella di togliersi il cognome, dai Pitt — Angelina Jolie si era già tolta il cognome famoso a suo tempo, poi venitemi a dire che la psicologia non è scienza — a Suri non più Cruise.
Il problema è che il cognome te lo puoi togliere, ma la faccia no.
Vivian Wilson — nato figlio, ora figlia di Elon Musk — mi pare sia la persona con l’atteggiamento più normale in circolazione, facendo la cosa che l’adolescente medio dovrebbe fare: cercare di uccidere il padre dandogli una serie di dispiaceri clamorosi.
Poi, che basti una sfilata a risolvere il complesso edipico, lo scopriremo più avanti.
La cosa curiosa, in questo caso, è che la madre di Vivian Wilson ha tenuto il cognome dell’ex marito: Vivian ha preso, sì, il cognome materno Wilson, ma la madre si è ben tenuta il cognome Musk.
Per la mia generazione di quarantenni, il nepo baby è la naturale evoluzione su Instagram dei rotocalchi con i reali in copertina, mentre per la generazione successiva è lo sbarco sulla Luna, la scissione dell’atomo, una cosa mai vista, perché nessuno sa i gradi di parentela di nessuno.
Dakota Johnson è la Charlotte Casiraghi di Hollywood, con un pedigree di nepotismo per linea matrilineare irraggiungibile: figlia di Melanie Griffith, che a sua volta è figlia di Tippi Hedren, Johnson è amata sia dalle nonne con la fissazione per Bodega Bay, sia dalle mamme con la fissazione per “Una donna in carriera”, sia dalle figlie con la fissazione per le faccende di Gwyneth Paltrow e Chris Martin.
Ci sono diverse categorie di nepotismo: c’è il figlio d’arte da parte di entrambi i genitori famosi — i figli Beckham/Posh Spice, i figli Kardashian/West, i figli Jolie/Pitt, ora solo Jolie — e l’orfano di una parte di fama con un solo genitore famoso — Gracie Abrams, Margaret Qualley, Sofia Coppola.
Ci sono quelli che intraprendono la carriera dei genitori come se il talento fosse ereditario, ma, a meno che tu non sia Carrie Fisher o Liza Minnelli, ci penserei bene prima di tentare la stessa carriera di mammà.
Onestamente non so nemmeno come si possa pensare che sia una buona idea passare la vita a essere considerata una con meno talento e bellezza di tua madre: deve essere una vita infelice.
L’ultimo sussulto l’ho avuto con l’uscita della serie “The Shards”, in cui i protagonisti sono due nepo baby che avrebbero potuto essere fratelli: Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford, e Homer Gere, figlio di Richard Gere.
Non c’è nemmeno da dirlo che la Gen Z non ha idea che Crawford e Gere siano stati sposati: immagino le accuse di relazione incestuosa immaginaria appena lo scopre.
Collabora come editorialista presso Linkiesta e La Stampa. Ha un marito, un figlio, e un lavoro vero come autrice televisiva. Ha scritto un libro, "Lo dico da madre", edito da Linkiesta Books, e non ha intenzione di scriverne altri.



