I più grandi imperatori, per secoli, si sono sbattuti parecchio nel tentativo di unire popoli diversi e lontani usando il dominio militare e politico. A ripensarci, è come quando vedi un supercattivo in un film Disney che vuole dominare il mondo e ti chiedi: ma per farci cosa? Poi lo devi amministrare, gestire, raccogliere le lamentele, aspettarti coltellate alle spalle. Orrore.
Tutta fatica inutile quando basta dare a tutti una connessione internet.
Ci sono infatti gli imperi tecnologici, che organizzano sempre di più le nostre vite, ve ne sarete accorti. Per tenere i ragazzini fuori dai social, in Australia è servita una legge. Agli adulti non si può chiedere di dimostrare d'essere adulti, peccato.
La fotocamera nel cellulare ci ha rincretinito, certo. Un tempo lo si diceva dei videogiochi; oggi valgono abbastanza perché un consorzio guidato dal fondo sovrano saudita si sia comprato Electronic Arts: insieme ai giochi, l’immaginario. Ma l’intelligenza artificiale ci renderà ancora più scemi. Allacciate le cinture.
Nonostante gli annunci di morte prematura, Meta controlla ancora le vie di comunicazione di mezzo pianeta e permette a Mark Zuckerberg di cambiare strategie, alleati e promesse. Ce ne parla Davide Piacenza.
Alcuni imperi governano i corpi. La moda, le piattaforme e i farmaci stanno rendendo di nuovo dominante una certa idea di magrezza. Dopo anni passati a ripeterci che il grasso è bello, sta diventando di moda l’anoressia. Un articolo scritto solo per poter mettere Divine in copertina, la musa di John Waters, prego.
Ma se non si può discutere di un corpo grasso, non si può giudicare neppure un corpo filiforme. E quindi i giornali americani non riescono a parlare di Ariana Grande senza mille premesse.
A volte non basta dimagrire o ingrassare per stare meglio. Abbiamo chiesto a una sociologa trans di raccontare il rapporto tra la propria identità e i modelli di femminilità che la circondano. Cosa succede quando vuoi vivere come la donna che sai di essere, ma tutti intorno hanno un’idea precisa di come debba essere una donna? Il nome, il trucco e le cure dipendono tanto dall’identità quanto dalle risorse economiche e dallo sguardo degli altri.
Altri imperi governano il gusto, nella moda e nell’arte. Per decenni Vogue ha stabilito quali abiti, corpi e immagini meritassero di diventare necessari in diverse nazioni. Ne scrive la nostra agente Daria, parlando di quando i giornali erano vivi.
Ultimamente i figli dei famosi provano a liberarsi dal cognome, ma continuano a vivere dentro l’ombra che quel cognome produce. Ne ha scritto Assia Neumann Dayan.
Beyoncé ha costruito una corte capace di trasformare musica, moda e memoria politica in un’unica forma di potere, scrive Antonio Mancinelli. A rigore potrebbe essere un regno, ma l’impero di Beyoncé ha attraversato i confini.
Anche la passione ha i suoi imperativi, e costano parecchio. Nel fandom perfino la vicinanza a un artista viene organizzata in fasce di prezzo, membership, accessi prioritari e oggetti esclusivi. Se andate a più di un concerto all’anno, dovete risparmiare sulla carne.
Ci sono poi imperi che sopravvivono alla propria autorità e imperi che finiscono senza manco un lamento. Striscia la Notizia esce di scena senza rispondere alle domande che per trentotto anni ha rivolto agli altri. È la fine dell’impero televisivo costruito da Antonio Ricci in trentotto anni?
I palazzi comprati nel metaverso durante l’euforia degli NFT sono durati poche stagioni. Altri imperi diventano abitudini o rendite.
Quello romano continua a essere evocato nei video politici, mentre a Roma le sue rovine rallentano la metropolitana e le nuove cattedrali sorgono intorno ai cassonetti. Ne ha scritto il più bravo e ossessionato da queste cose, Giancarlo Loquenzi.
Io ho parlato dell’unico imperatore a cui mi sottometto.
Abbiamo chiamato questo numero Imperi. L’abbiamo presa un po’ larga.
Ho scritto sul Foglio, Linkiesta, Link Idee per la tv e in altri posti. Non ho mai pubblicato un libro. Ho molte più idee di quelle che mi va di realizzare


