Le Backrooms non hanno coordinate. Non si raggiungono con un volo, non richiedono un biglietto e non compaiono su nessuna mappa. Eppure vengono esplorate, descritte e ampliate come un territorio. Chi entra impara a riconoscerne gli ambienti, consulta mappe, guarda i resoconti di chi sostiene di esserci già stato e cerca nuovi passaggi verso livelli ancora sconosciuti.
Secondo Sophie James e James Cronin, ricercatori della Lancaster University, questi comportamenti possono essere interpretati come una forma di turismo. Nel loro studio, pubblicato su Annals of Tourism Research, definiscono le Backrooms un caso di «turismo oscuro para-terrestre»: un viaggio verso un luogo che appare abbastanza reale da poter essere visitato, ma non esiste nella geografia fisica.
Le Backrooms sono nate nel 2019 da una fotografia pubblicata anonimamente su 4chan: stanze vuote, carta da parati gialla, moquette consumata e il ronzio continuo delle lampade fluorescenti. Internet ha trasformato quell’immagine in un labirinto potenzialmente infinito. Racconti, video, falsi documenti e diari di esplorazione hanno aggiunto nuovi ambienti, creature e regole a una mitologia che non possiede un unico autore.
I ricercatori hanno studiato in particolare la comunità Reddit dedicata alle Backrooms. Qui gli utenti non si limitano a osservare un mondo inventato: contribuiscono a costruirlo. Una nuova mappa, un filmato o il racconto di una spedizione possono estendere il territorio condiviso e diventare materiale per le esplorazioni successive. Il visitatore è anche cartografo, guida e autore della destinazione che visita.
È questa la principale differenza rispetto al turismo tradizionale. Una città, un museo o un campo di battaglia preesistono al turista e vengono organizzati attraverso percorsi, guide e versioni ufficiali. Le Backrooms, invece, esistono soltanto mentre vengono raccontate. Non c’è un’autorità che stabilisca quale sia la loro forma definitiva e non esiste un originale da preservare.
La loro incompletezza è parte dell’attrazione. Le stanze sono abbastanza riconoscibili da dare l’impressione di essere già state attraversate, ma abbastanza indefinite da promettere sempre un altro corridoio oltre quello conosciuto. Secondo lo studio, questa costruzione partecipativa sostituisce almeno in parte l’organizzazione e la commercializzazione tipiche delle destinazioni turistiche reali.
Le Backrooms sono ormai uscite dalle comunità più marginali di Internet. Dopo essere state trasformate in video, serie e videogiochi, nel 2026 sono arrivate anche al cinema con un film prodotto da A24 e diretto da Kane Parsons, autore della serie YouTube che aveva contribuito a espandere la leggenda.
Ma la trasformazione più interessante era già avvenuta prima del film. Internet non è servito soltanto a rappresentare un posto immaginario: è diventato il posto stesso. Per andare nelle Backrooms non occorre partire. Basta entrare in un racconto collettivo e accettare che un luogo possa esistere abbastanza da essere visitato, senza esistere abbastanza da poter essere trovato.
Fonti: Sophie James e James Cronin, When dark tourism goes para-terrestrial: Online legend-tripping and touring the void, Annals of Tourism Research; Lancaster University; Associated Press.



