Il senso delle cose
Scheda bibliograficaInglese

Empire of AI

Dreams and Nightmares in Sam Altman's OpenAI

Copertina di Empire of AI
AutoriKaren Hao
EditorePenguin Press
Uscita2025
Pagine496
ISBN9780593657508
CampoGiornalismo d'inchiesta
ArgomentiIl poterePostura dell'autoreCritico del potere

La tesi

Le aziende che costruiscono l'AI — OpenAI prima fra tutte — non sono semplicemente monopoli: sono imperi. Come gli imperi coloniali, si arricchiscono estraendo risorse che non pagano (i dati, il lavoro annotato a pochi centesimi l'ora, l'acqua e l'energia del Sud globale) e si assolvono con una missione civilizzatrice: «ensure that AGI benefits all of humanity». La missione funziona proprio perché è vaga — centralizza talento e capitale, delegittima le regole, e si lascia reinterpretare a ogni svolta commerciale. «At this point, AGI is largely rhetorical — a fantastical, all-purpose excuse.»

Una concessione è dichiarata in apertura: agli imperi dell'AI manca la violenza fisica di quelli storici. Tutto il resto della struttura, per il libro, coincide.

Prologo; capitolo 18, «A Formula for Empire».

Come ci arriva

Biografia aziendale. Sette anni dentro OpenAI: dall'accesso del 2019 — Hao è stata la prima giornalista ad avere accesso esteso all'azienda e a firmarne il primo profilo — alla crisi del board del novembre 2023 e all'«Omnicrisi» del 2024, ricostruite su registrazioni degli all-hands, screenshot di Slack e memo interni.
Catena di estrazione. Il reportage segue la filiera fuori da San Francisco: gli annotatori kenioti pagati fra 1,46 e 3,74 dollari l'ora, i data center in Cile e Uruguay, l'acqua e l'energia. Sul campo, con nomi, documenti e sentenze.
Deriva della missione. La storia della missione — «ensure that AGI benefits all of humanity» — ricostruita anno per anno, dal 2015 al 2024, con citazioni datate: a ogni svolta commerciale la missione viene ridefinita per permettere ciò che prima escludeva.
Metodo dichiarato. Oltre 300 interviste con circa 260 persone, di cui più di 150 con oltre 90 tra dipendenti ed ex di OpenAI; ogni scena corroborata da almeno due fonti; quattro fact-checker nominati e revisione tecnica esterna. OpenAI e Altman non hanno collaborato.
Author's Note; ringraziamenti.

Dove regge

Il campo. La parte coloniale della tesi poggia su reportage in presenza e documenti: i contratti Sama–OpenAI da 230.000 dollari, i 169 litri d'acqua potabile al secondo del progetto di Cerrillos, i 2 milioni di galloni al giorno in Uruguay — quest'ultimo dato strappato per via giudiziaria. Verificato, e difficilmente contestabile.
L'interno. Le scene dentro OpenAI vengono da registrazioni audio e carte, non da ricordi: lo scoop sull'equity clawback — Altman dichiarava di avere appena scoperto clausole che aveva firmato un anno prima, il 10 aprile 2023 — è datato documenti alla mano.
La scala come scelta. Il libro smonta l'inevitabilità: il compute che raddoppia ogni 3,4 mesi non è una legge di natura ma una decisione economica che si autoavvera. La genealogia della «OpenAI's Law» è una delle pagine di storia della tecnica più solide in circolazione.
La voce di chi paga. Okinyi, Fuentes, i sindacati dei moderatori africani: il lavoro dietro l'RLHF ha nomi, buste paga e conseguenze documentate. Nessun altro libro sull'AI ha messo questa parte della filiera al centro con altrettanta precisione.
Capitoli 9 e 12 (filiera); 16–17 (interno).

Dove non regge

La metafora comanda. Hao esclude in apertura la violenza fisica degli imperi storici, poi lascia che il lessico — conquista, sudditanza, missione civilizzatrice — lavori oltre le prove. Dove il libro racconta, l'analogia illumina; dove diagnostica, tende a sostituire l'argomento.
Il caso Annie Altman. L'autrice ammette che la verità sulle accuse della sorella di Altman è «unknowable», poi vi dedica un capitolo e le usa come microcosmo del carattere dell'impero. È la mossa retorica che il libro rimprovera ai suoi bersagli.
Doppio standard sulle fonti. Il libro critica l'opacità dell'industria, ma le sue scene chiave poggiano su fonti anonime; i Doomer sono liquidati nell'epilogo come rischio «teorico» e insieme usati come testimoni d'accusa; Anthropic è archiviata in tre frasi, senza lo scavo riservato a OpenAI.
La proposta non è in scala. A quattrocento pagine di diagnosi rispondono dodici pagine di alternativa: Te Hiku Media — un riconoscitore vocale mono-compito addestrato con due GPU — contro infrastrutture da centinaia di miliardi, più leve (trasparenza, sindacati, educazione) che lo stesso libro mostra perdenti. Manca una teoria della transizione.
I benefici fuori campo. L'utilità reale di questi sistemi per chi li usa resta un controcanto di poche righe. Un'inchiesta non deve fare il bilancio; ma la tesi — capitolazione totale in cambio di benefici mai dimostrati — sì.
Ammissioni dell'autrice nel capitolo 14 e nell'epilogo; confronto interno fra capitoli 10 e 17.

Il giudizio

Va letto, ed è con ogni probabilità il libro definitivo su OpenAI: nessun altro ha messo insieme accesso interno, filiera globale e documenti con questo livello di verifica. Ma va letto come inchiesta, non come teoria. Dove racconta — il Kenya, il Cile, gli all-hands registrati — è schiacciante; dove interpreta, la tesi corre più veloce delle prove e l'impero smette di essere una scoperta per diventare una premessa.

È il contrario esatto di «If Anyone Builds It, Everyone Dies»: là un argomento filosofico senza reportage, qui un reportage monumentale la cui filosofia è il punto debole. Letti insieme, si correggono a vicenda.

Resta aperta

Chi ha il potere di ridistribuire il potere?

Il criterio che il libro adotta in chiusura — ogni AI o consolida il potere o lo ridistribuisce — è il suo lascito più utile e la sua domanda meno risolta: le leve proposte per smontare l'impero sono le stesse che, nelle quattrocento pagine precedenti, perdono ogni singola battaglia. Come si passi da una radio māori con due GPU all'infrastruttura che regge tutto il resto, il libro non lo dice.

LETTURE è la rubrica di schede critiche di Lost in the Middle. Una scheda per numero, sui libri che servono a capire l'AI e quello che porta con sé. Il formato giudica l'argomento, non l'esperienza di lettura.