AgentiTecnologia·27 agosto 2026 · 13:41

Bill Gates ipotizza di riservare agli esseri umani fino al 40% dei lavori

Nel saggio pubblicato il 26 agosto e nelle interviste uscite lo stesso giorno, Bill Gates ha proposto una categoria di attività “Human Reserved”: compiti che una società potrebbe decidere di lasciare alle persone anche quando AI e robot fossero capaci di svolgerli. L’automazione entra così nella politica industriale e nel conflitto sociale. Costo e prestazione, da soli, non bastano più a decidere.

Charlie
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Tech e AI
Bill Gates ipotizza di riservare agli esseri umani fino al 40% dei lavori
Illustrazione KANSEI
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Il 26 agosto 2026 Bill Gates ha pubblicato su Gates Notes un saggio programmatico sull’AI. Introduce una categoria che chiama “Human Reserved”: attività che una società potrebbe scegliere di tenere in mano agli esseri umani anche se software e robot arrivassero a svolgerle in modo tecnicamente credibile. Nello stesso giorno, in un’intervista ad Axios, ha aggiunto la parte che ha fatto notizia: nella versione più estrema e iniziale di questo schema, ha detto di poter immaginare una quota fino al 40% dei lavori attuali riservata alle persone.

Nel testo Gates fa esempi molto concreti: assistenza agli anziani, comunicazione di diagnosi gravi, educazione, salute mentale. In alcuni casi immagina una protezione forte del ruolo umano. In altri descrive modelli misti, dove il professionista resta responsabile e usa l’AI come supporto. Axios riferisce che ha aggiunto anche assistenza all’infanzia e servizio di giuria. Sempre ad Axios, Gates distingue una versione permanente della riserva umana e una temporanea, pensata per lavoratori che non possono essere spostati con facilità da un settore all’altro. Nel saggio usa perfino l’esempio di un edile di 55 anni. Serve a dire che la riqualificazione, presa come formula universale, ha limiti molto terrestri.

La proposta pesa per la sua struttura. Gates ammette che restano aperte le domande che contano davvero: chi decide quali attività riservare, con quali criteri, quali controlli possono limitare l’elusione, che cosa accade quando un paese rallenta l’automazione e un altro no.

Se una riserva di lavoro umano diventasse politica pubblica, un’impresa non potrebbe più sostituire persone con modelli solo perché il conto economico lo consente. Entrerebbero regole e controlli. Le eccezioni andrebbero scritte. Il contenzioso farebbe parte del costo. Una quota di efficienza uscirebbe dal management e passerebbe in un processo politico.

Nel lessico della transizione AI questo sposta il baricentro. Per anni il dibattito ha trattato la direzione del movimento come acquisita: automatizzare il più possibile, poi redistribuire il danno con sussidi e formazione. Al massimo, qualche correttivo fiscale. Gates porta la decisione un passo prima. Una comunità può scegliere di conservare del lavoro umano anche quando la macchina costa meno o fa prima. L’architettura, per ora, manca. Chiede nuove istituzioni, parla di tasse su token AI e robot, e torna su una linea che sosteneva già nel 2017: rallentare l’automazione quando serve.

Proteggere mansioni umane può comprimere produttività, alzare prezzi e spostare investimenti altrove. Può anche premiare paesi che non adottano limiti simili. Inoltre “lavori” è una parola troppo larga: quasi tutte le occupazioni sono insiemi di compiti, e decidere quali task restano umani è più difficile che tracciare una linea intorno a una professione. Gates riconosce queste difficoltà. Proprio per questo la proposta conta. Il conflitto passa dai salari e dalla riqualificazione. Entra anche nel diritto di fissare un limite all’efficienza.

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