Si chiama Shov, è appena partito, e funziona così: cinque crediti costano cinque dollari, danno il controllo di una delle dodici torrette montate su una struttura metallica dentro un poligono americano, e per novanta secondi si spara ai bersagli, che da verdi diventano rossi quando vengono colpiti. Il campo si guarda in diretta dal browser.
Le armi sono pneumatiche, spinte da aria ad altissima pressione invece che da polvere da sparo, e tirano proiettili calibro .68 di gomma indurita, quelli che si chiamano «meno letali»: come ricorda Futurism, munizioni di questo tipo hanno ucciso decine di persone e ne hanno ferite migliaia quando la polizia le ha usate in piazza. A valle dei bersagli non c’è nessuno, le armi non escono dal poligono, i comandi arrivano dai dispositivi dei giocatori.
Una voce fuori campo annuncia l’inizio e la fine di ogni round e dice «most kills win». Con cento dollari si compra l’arena intera, tutte e dodici le torrette. Un avviso in fondo alla pagina spiega che i posti vuoti vengono presi da giocatori automatici, contrassegnati [AI], così la partita è comunque una sparatoria a dodici.
Le torrette telecomandate, intanto, hanno smesso di essere un gioco: nel 2021 Israele ne ha usata una per uccidere il principale fisico nucleare iraniano, e in Ucraina i droni armati sono ormai un mezzo ordinario su entrambi i fronti.
Il fondatore di Shov è l’australiano Domm Holland. L’azienda che aveva prima si chiamava Fast, vendeva il pagamento online con un clic, aveva Stripe fra gli investitori e raccolse più di centoventi milioni di dollari. Ha chiuso nel 2022 dopo aver bruciato quei soldi.



