Nel 2024 Billy Ramirez, che studia biologia umana a Stanford, si era fatto fotografare con un piatto di noodles a una festa per il capodanno lunare, insieme ad altri due studenti. Il servizio di ristorazione dell’università aveva pubblicato la foto il giorno dopo sui suoi profili.
La settimana scorsa la stessa immagine è finita sugli striscioni «Welcome Home» affissi nel campus, con una differenza: al posto di Ramirez, che è ispanico, c’era una donna nera generata dall’intelligenza artificiale. Gli altri due erano stati ritoccati per sembrare più magri. Ramirez l’ha saputo da un amico.
«Vedermi cancellato così facilmente mi ha dato molto fastidio», ha detto al New York Times, pur riconoscendo alla faccenda un lato comico.
Stanford ha ammesso di aver usato l’intelligenza artificiale sull’immagine. Il suo regolamento vieta di produrre o alterare con l’AI le foto di persone, eventi, ricerche, strutture o risultati dell’università, e in questo caso mancava anche la dichiarazione: l’ateneo ha annunciato formazione aggiuntiva per il servizio di ristorazione e un controllo su tutti i materiali. Gli striscioni sono stati tolti.
La storia l’ha data per prima il giornale studentesco Stanford Review. Arriva mentre gli atenei americani, sotto la pressione dell’amministrazione Trump, decidono quanto tenersi le politiche sulla diversità: a marzo il Dipartimento di Giustizia ha cominciato a esaminare le ammissioni alla scuola di medicina di Stanford, ad aprile il Dipartimento dell’Istruzione ha aperto un’indagine su un programma di formazione per insegnanti.
Le foto aggiustate per sembrare più inclusivi hanno una storia lunga. Nel 2000 l’Università del Wisconsin-Madison finì sotto accusa per aver aggiunto uno studente nero alla copertina della brochure delle iscrizioni.



