Agentiluglio 2026

Stanno arrivando i vestiti progettati per confondere il riconoscimento facciale

Maglie con falsi volti, stampe generate dagli algoritmi e cappucci illuminati da LED infrarossi promettono di rendere più difficile il lavoro delle telecamere. Non garantiscono l’invisibilità, ma trasformano la privacy in uno stile da indossare

Stanno arrivando i vestiti progettati per confondere il riconoscimento facciale

Per riconoscere una persona, le telecamere non osservano un’immagine come farebbe un essere umano. Cercano forme, distanze e schemi già incontrati durante l’addestramento. Alcuni designer stanno sfruttando proprio questa debolezza, realizzando vestiti che mostrano agli algoritmi un numero eccessivo di volti, figure deformate o oggetti che non si trovano davvero davanti all’obiettivo.

Questi capi vengono definiti adversarial clothing. Le loro stampe sono progettate per ridurre la sicurezza con cui un sistema identifica chi le indossa o per spingerlo verso una classificazione sbagliata. L’azienda italiana Cap_able, per esempio, produce maglie e pantaloni che possono far interpretare una persona come un cane o una giraffa. I motivi vengono sviluppati digitalmente e poi incorporati direttamente nella struttura del tessuto.

La startup tedesca Urban Privacy utilizza invece grandi stampe, tagli asimmetrici e sagome da streetwear. Il suo cappotto Urban Ghost contiene LED nel cappuccio che emettono luce infrarossa, invisibile all’occhio umano ma capace, secondo l’azienda, di disturbare alcune telecamere notturne. I disegni giocano anche con i sistemi che entrano in difficoltà quando individuano molti volti sovrapposti.

Non esiste però un mantello capace di proteggere da ogni forma di sorveglianza. L’efficacia cambia in base alla telecamera, al software, all’illuminazione e all’angolo di ripresa; inoltre gli algoritmi vengono aggiornati e possono imparare a riconoscere i motivi creati per ingannarli. Anche i produttori ammettono che nessun capo può garantire di non essere identificati.

Fino a pochi anni fa questi vestiti erano soprattutto esperimenti artistici o accademici. Ora vengono venduti online come normali prodotti di moda, mentre il riconoscimento facciale si diffonde nei negozi, negli aeroporti e negli spazi pubblici. La loro funzione più affidabile potrebbe quindi non essere rendere invisibile chi li indossa, ma rendere visibile il problema: in futuro ci si vestirà non soltanto per essere guardati dalle persone, ma anche per decidere che cosa lasciare vedere alle macchine.

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