Essere una buona madre significa allattare, possibilmente in modo esclusivo e il più a lungo possibile. Almeno questa è l’idea che emerge da una ricerca sui commenti pubblicati sotto alcuni account Instagram spagnoli dedicati alla maternità, alla crescita dei figli e all’allattamento.
Due ricercatrici dell’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona hanno analizzato 592 commenti comparsi sotto 15 post di cinque profili di cosiddette instamom: madri influencer, ostetriche e consulenti che presentano i propri account come spazi di informazione e sostegno per altre donne. Lo studio è qualitativo e riguarda un campione ristretto: non descrive quindi tutto ciò che viene detto sulla maternità su Instagram. Nei commenti esaminati, però, l’allattamento esclusivo appare ripetutamente come un indicatore del successo materno.
Molte donne raccontano di avere continuato ad allattare nonostante dolore fisico, stanchezza e difficoltà nel conciliare la cura dei figli con il lavoro. Altre esprimono frustrazione per avere dovuto smettere prima di quanto desiderassero. Lo sforzo e il sacrificio vengono spesso descritti come parte naturale della maternità, oppure come il prezzo necessario per fare la cosa migliore per il bambino.
La pressione non arriva soltanto dai social. Nei commenti compaiono racconti di donne criticate dai familiari o messe in discussione da professionisti sanitari dopo aver scelto di interrompere l’allattamento esclusivo. Il biberon non viene presentato semplicemente come un’alternativa, ma può diventare il segno di una maternità considerata meno autentica o meno generosa.
Gli stessi spazi hanno però una funzione ambivalente. Possono offrire consigli e sostegno a donne che si sentono sole, ma possono anche trasformarsi in quelle che vengono chiamate mommy wars: discussioni in cui le diverse scelte educative e familiari vengono trattate come prove del valore morale di una madre. I profili delle influencer, inoltre, uniscono consulenza, racconto personale, reputazione e attività commerciale.
Un altro elemento individuato dalle ricercatrici è la quasi totale assenza dei padri. Le difficoltà nell’allattamento e nella cura dei figli vengono raccontate soprattutto come problemi individuali delle donne, non come il risultato della distribuzione del lavoro familiare, degli orari lavorativi o dell’insufficienza dei servizi. Anche quando le madri descrivono condizioni che rendono difficile continuare ad allattare, la soluzione viene cercata nel maggiore impegno personale.
Instagram non ha inventato l’ideale della madre devota, capace di rinunciare a tutto per il figlio. Gli offre però uno spazio in cui viene continuamente rappresentato, confrontato e valutato dagli altri. La buona madre non deve soltanto occuparsi del bambino: deve anche dimostrare pubblicamente di aver fatto la scelta giusta.



