Il rapper Salmo ha mostrato sui social una cicatrice sulla tempia. Ha raccontato di essersi fatto asportare un carcinoma basocellulare e ha collegato la diagnosi alle creme solari: «Io, come tanti, ho messo le creme solari e il risultato è il cancro della pelle». Il tumore e la sua ricomparsa restano informazioni riferite da lui: non sono pubblici referti o dati clinici che permettano di ricostruirne la causa.
Una diagnosi può dire quale tumore è stato trovato. Non può stabilire automaticamente quale esposizione lo abbia provocato. Per i tumori cutanei contano gli ultravioletti accumulati negli anni, il fototipo, le scottature, l’età, le lampade abbronzanti, la predisposizione genetica e le condizioni del sistema immunitario. La radiazione UV è una causa riconosciuta di melanoma, carcinoma squamocellulare e carcinoma basocellulare: danneggia il DNA e può favorire lo sviluppo del tumore anche riducendo le difese immunitarie della pelle.
La polemica, però, si appoggia a un dato reale. Uno studio del 2023 sulla UK Biobank ha analizzato 472.672 persone e ha trovato più diagnosi di tumore cutaneo tra chi dichiarava di usare più spesso la protezione dal sole. Ma qui c’è già una prima deformazione: il questionario non chiedeva soltanto della crema. Domandava se la persona usasse una protezione, per esempio «lozione solare, cappello», quando passava tempo all’aperto in estate.
Soprattutto, lo studio non era un esperimento sui filtri solari. Analizzava l’interazione tra varianti genetiche, caratteristiche individuali e comportamenti. Le persone che si proteggono di più non sono scelte a caso: più spesso hanno pelle chiara, si scottano facilmente, trascorrono molto tempo all’aperto, hanno già avuto lesioni oppure conoscono il proprio rischio. Si proteggono di più proprio perché hanno più probabilità di ammalarsi.
È lo stesso errore che si commetterebbe osservando che chi prende analgesici prova più dolore e concludendo che siano gli analgesici a provocarlo. Inoltre non sempre sappiamo che cosa sia avvenuto prima: qualcuno può aver cominciato a usare più protezione dopo una scottatura, una visita dermatologica o una diagnosi. Gli stessi autori indicano maggiore esposizione agli UV, applicazione insufficiente e protezione iniziata dopo la diagnosi tra le possibili spiegazioni del risultato.
Per avvicinarsi a una risposta causale bisogna confrontare gruppi simili. Nel trial australiano di Nambour 1.621 adulti furono assegnati casualmente all’uso quotidiano di una crema ad ampio spettro SPF 15+ su testa, collo, mani e avambracci oppure all’uso secondo le proprie abitudini. Dopo quattro anni e mezzo, l’uso quotidiano aveva ridotto i carcinomi squamocellulari. Per il carcinoma basocellulare non emerse né un beneficio né un danno statisticamente significativo.
Nel follow-up fino al 2006 furono diagnosticati 11 melanomi nel gruppo della crema quotidiana e 22 nell’altro. I melanomi invasivi furono 3 contro 11. È un segnale favorevole alla protezione, ma va letto con prudenza: i casi erano pochi e la riduzione di tutti i melanomi si fermò appena oltre la soglia convenzionale di significatività statistica. La prova randomizzata migliore disponibile non mostra comunque un aumento dei tumori dovuto alla crema.
Resta la sicurezza dei singoli filtri. Nel 2020 uno studio della FDA mostrò che sei principi attivi potevano essere misurati nel sangue dopo applicazioni molto abbondanti sul 75 per cento del corpo. Significa che vengono assorbiti e che servono dati adeguati per valutarli. Non significa che provochino il cancro: gli stessi autori precisavano che i risultati non indicavano di smettere di usare la protezione. In Europa i filtri vengono valutati uno per uno e con limiti di concentrazione.
Alla domanda del titolo si può quindi rispondere così: in alcuni studi, chi usa più protezione presenta più tumori perché è spesso più chiaro, più esposto o già più consapevole del proprio rischio. Il dato descrive le persone che ricorrono alla protezione; non dimostra che sia la protezione a farle ammalare.
La crema non è uno scudo. Non cancella gli UV ricevuti negli anni, non protegge dove non viene applicata e non dovrebbe servire a restare al sole più a lungo. La prevenzione comincia dall’ombra, dagli indumenti e dalla riduzione dell’esposizione. La crema protegge la pelle che rimane scoperta.



