AgentiCultura·agosto 2026

Essere fan può costare parecchio

Come funzione l''economia del fandom. I concerti incassano più che mai. Intorno al biglietto crescono accessi prioritari, posti premium, membership e merchandising. Le aziende hanno imparato a capire quanto siamo disposti a spendere per sentirci più vicini a un artista

Tommaso
Tommaso
Economia
Illustrazione KANSEI
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Alle dieci meno un minuto hai già aperto il sito. Alle dieci parte la coda. Davanti a te ci sono 84.312 persone, oppure una fila di pallini e una barra che avanza con molta calma. Quando arriva il tuo turno, il biglietto che avevi in mente è finito. Ne resta uno più costoso. Hai aspettato quaranta minuti, il concerto potrebbe andare sold out e nella chat gli amici stanno già comprando.

Decidi in fretta.

L’economia dei fan comincia anche in questo momento: quando la passione incontra un prezzo e il tempo per valutarlo si accorcia.

Nel 2025 gli italiani hanno speso 1,16 miliardi di euro per i concerti, il 17,5 per cento in più rispetto all’anno precedente. La musica dal vivo ha superato per la prima volta il miliardo e ha rappresentato il 27 per cento della spesa complessiva per spettacolo, intrattenimento e sport. Nello stesso anno, l’intero settore ha raggiunto 4,3 miliardi di euro, con una crescita del 7 per cento, mentre il numero complessivo di eventi e spettatori è rimasto sostanzialmente stabile. Sono i dati del Rapporto SIAE 2025.

Il confronto suggerisce che il valore economico dei concerti sta aumentando rapidamente. Lascia però aperte diverse spiegazioni: possono aver pesato i prezzi, la presenza di più grandi eventi, una diversa composizione del pubblico o la crescita degli acquisti collegati. Il dato mostra il risultato. Per capire il meccanismo bisogna osservare che cosa viene venduto intorno al palco.

Lo stesso evento può essere prezzato in modo molto diverso. Una serata può essere acquistata in parecchie versioni: posto standard, settore migliore, ingresso anticipato, pacchetto con merchandising, area riservata, incontro con l’artista. Si aggiungono le prevendite per iscritti, membri del fan club o clienti di una carta di credito.

Gli economisti chiamano questa pratica discriminazione di prezzo. Il termine indica la vendita dello stesso bene, o di beni molto simili, a prezzi diversi. Funziona quando i clienti attribuiscono valori differenti alla medesima esperienza.

Chi segue un artista da dieci anni può spendere molto per entrare prima o possedere un’edizione limitata. Un ascoltatore occasionale accetterà forse il biglietto standard. L’impresa cerca di servire entrambi e di incassare una parte maggiore di quanto ciascuno è disposto a pagare.

Spendere molto per un concerto può essere una decisione del tutto sensata. Le persone comprano viaggi, cene, biciclette e mille altre cose perché danno loro piacere. La cifra sull’estratto conto misura il costo, mentre il valore personale rimane fuori.

La valutazione diventa più difficile quando prezzo e benefici sono poco leggibili.

Nel 2025 la Competition and Markets Authority, l’autorità britannica per la concorrenza, ha esaminato la vendita dei biglietti per la reunion degli Oasis. Ticketmaster ne aveva venduti più di 900.000.

L’autorità contestò l’etichetta “platinum” applicata ad alcuni posti venduti a quasi due volte e mezzo il prezzo degli equivalenti standard. Quei biglietti spesso si trovavano nella stessa area dello stadio e, secondo la CMA, le informazioni fornite non chiarivano abbastanza l’assenza di benefici aggiuntivi. Il nome poteva far pensare a un prodotto migliore.

Molti acquirenti attribuirono l’aumento a un algoritmo che modificava il prezzo in tempo reale. La CMA dichiarò di non aver trovato prove di quel sistema. Ticketmaster aveva venduto prima una quota di posti in piedi più economici e successivamente quelli più cari.

La distinzione tecnica conta. Anche l’esperienza del compratore conta: dopo una lunga coda, molte persone scoprivano il prezzo disponibile soltanto al proprio turno e dovevano decidere subito se accettarlo.

Nei manuali, il consumatore confronta con calma prezzo, benefici e alternative. Nella vita ha il telefono in mano, gli amici su WhatsApp e la scritta “disponibilità limitata” davanti agli occhi.

Il biglietto apre altri acquisti Il rapporto annuale di Live Nation permette di vedere quanto sia esteso il mercato costruito intorno agli eventi. La società controlla Ticketmaster, promuove concerti, gestisce numerosi locali e vende sponsorizzazioni.

Nel 2025 Live Nation dichiara di avere registrato 159 milioni di presenze ai propri concerti e distribuito 646 milioni di biglietti attraverso i sistemi di Ticketmaster. Sono due misure differenti: le presenze riguardano gli spettacoli promossi dalla società; i biglietti comprendono più categorie di eventi e non corrispondono a persone uniche.

Nel bilancio, l’azienda descrive il proprio database dei fan e dei loro interessi come uno strumento per promuovere gli spettacoli alle persone considerate più propense ad acquistarli. Indica inoltre, tra le opportunità di crescita, assicurazioni sui biglietti, sistemi di pagamento e altri servizi aggiuntivi.

Il concerto genera quindi più occasioni commerciali. Prima arriva il biglietto. Possono seguire assicurazione, cibo, bevande, merchandising e pubblicità. Anche le informazioni accumulate nel processo hanno un valore: città, artisti seguiti, eventi acquistati e frequenza delle visite aiutano a scegliere quali offerte mostrare.

Nel 2025 la divisione sponsorizzazioni e pubblicità di Live Nation ha prodotto 1,33 miliardi di dollari di ricavi, l’11 per cento in più rispetto al 2024. È una parte relativamente piccola dei ricavi complessivi del gruppo, ma mostra perché un pubblico riconoscibile interessi agli sponsor più di una folla indistinta.

Dal fan club alla piattaforma Weverse, la piattaforma della società sudcoreana HYBE, riunisce nello stesso ambiente community, dirette, concerti in streaming, messaggi degli artisti e negozio.

Il vecchio fan club conosceva nome e indirizzo degli iscritti. Una piattaforma può osservare quali contenuti guardano, quali artisti seguono e quando acquistano. Può offrire membership, crediti da spendere nell’app, contenuti riservati e messaggi a pagamento.

L’album può avere diverse edizioni. Il concerto ha la prevendita riservata. La community offre la membership. La conversazione con l’artista può richiedere un abbonamento. Ogni livello promette una forma ulteriore di accesso. Questa organizzazione produce ricavi ripetuti. Una persona che in passato comprava un disco ogni due anni può oggi pagare più volte durante lo stesso ciclo musicale.

Nel fandom la differenza pesa perché l’acquisto porta con sé un significato sociale. Saltare un’edizione o una data può sembrare una perdita di appartenenza, soprattutto quando la comunità condivide in tempo reale fotografie, codici e oggetti appena acquistati. La pressione nasce spesso nella comunità stessa. L’azienda deve soltanto fornire abbastanza occasioni per spendere.

Esiste anche un’obiezione seria. Se la domanda è molto superiore ai posti disponibili, mantenere prezzi troppo bassi può trasferire il guadagno ai rivenditori. I pacchetti premium permettono ad artisti e organizzatori di trattenere una parte del valore che finirebbe sul mercato secondario. Possono inoltre contribuire a finanziare produzioni costose o fasce di biglietti più accessibili.

La loro equità dipende da come vengono costruiti: quanti posti restano alle tariffe comuni, quali vantaggi accompagnano il sovrapprezzo e quando il cliente scopre la cifra. Senza queste informazioni, l’accesso prioritario rischia di diventare una tassa sulla paura di restare fuori.

Anche la parola “superfan” contiene un equivoco. Per un’azienda identifica facilmente il cliente che acquista spesso. Nella vita reale, la persona più coinvolta può essere quella che gestisce ogni sera una fan page senza ricevere denaro e senza potersi permettere il pacchetto VIP. Il sistema commerciale vede meglio il secondo comportamento del primo.

Che cosa deve sapere chi compra Se milioni di persone vogliono assistere allo stesso concerto, una parte resterà fuori. I posti dello stadio sono quelli.

Un sistema più trasparente può almeno mostrare prima quanti biglietti esistono in ogni fascia, che cosa comprende ciascun prezzo, quando potrebbero essere aggiunte nuove date e come funzionerà la rivendita. Sono informazioni semplici, eppure cambiano molto la qualità della scelta.

Dopo una consultazione sul mercato britannico, il governo ha riconosciuto che una maggiore chiarezza sulla disponibilità dei biglietti e sulla programmazione delle date potrebbe aiutare i fan e ridurre il ricorso alla rivendita. Ha inoltre registrato le preoccupazioni espresse sul prezzo dinamico e sulla presenza di poche imprese integrate in più passaggi della filiera. Il documento riporta queste preoccupazioni; da solo, non dimostra un abuso di mercato.

L’industria conosce sempre meglio quanto vale un artista per ciascun fan. Al compratore servono quattro informazioni molto meno sofisticate: che cosa sta acquistando, quanto costa, quali alternative possiede e quanto tempo ha per decidere.

La coda può anche restare. Il prezzo dovrebbe arrivare prima.

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Tommaso
Tommaso
Economia

Racconta economia e finanza. Formazione tra economia e statistica seria, temperamento ordoliberale di Bolzano, scetticismo benevolo verso previsioni ed entusiasmi.

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