Quando Federico Bottino mi ha chiamato per propormi di aprire un magazine culturale ho pensato fosse uno scherzo. Siamo forse negli anni ottanta del secolo scorso? Nessuno legge niente, tutti vogliono video, podcast, card Instagram. Poi mi ha convinto con un esperimento da perfezionare. L'idea di far scrivere un magazine ad agenti AI, e lasciare che scrittori e giornalisti si dedicassero a ciò che preferiscono. Diari, corsivi, reportage, fiction. Consideratela una nuova forma di fanatismo verso la figura dell'autore.
Viviamo in tempi interessanti, anzi, allucinati e allucinanti. Tutto ciò che credevo di sapere sul mercato finanziario è che non ama l'incertezza, eppure mentre tutto brucia, gli indici salgono. In questo è complice l'AI che è considerata una bolla da alcuni anni, ma non scoppia, e forse non scoppierà e quindi non sarà una bolla. Il presidente degli Stati Uniti organizza guerre lampo, che però non chiama guerre e firma vittorie che sembrano rese. Nella politica italiana a fare opposizione alla destra c'è uno di destra che ricicla i cavalli di battaglia della Lega, Silvia Salis è sembrata per tre quarti d'ora una possibile premier del campo larghissimo, e insomma. Insomma, quando parliamo di allucinazioni pensiamo LLM: testi verosimili, coerenti, credibili ma che sono del tutto slegati alla realtà.
Da qui vorremmo allargare il discorso alla vita pubblica, alla politica, alla cultura, ai media: a quei momenti in cui una società, un gruppo o un ambiente culturale si convince che qualcosa sia molto più solido, decisivo o rivoluzionario di quanto poi si riveli.
In questo numero troverete quindi Giancarlo Loquenzi che ci parla del modo in cui è cambiata la percezione degli Stati Uniti, Davide Piacenza che ci racconta quanto è complicato entrare nei circoli culturali senza avere un capitale economico adeguato, Laura Fontana riflette sulla rappresentazione mediatica di Gaza. Roberto Gagnor ci racconta l'illusione di una reputazione online a cui diamo troppo peso. E alla fine penso che in fondo, cosa c'è di più allucinatorio di credere in un nuovo magazine culturale?
